Addio a Philip Roth, uno dei più grandi scrittori americani di sempre

Philip Roth è morto a 85 anni, lasciando un grande vuoto nel mondo della letteratura e della cultura. Roth, autore tra gli altri di ‘Pastorale Americana’, con il quale ha vinto il Premio Pulitzer nel 1998, e di ‘Lamento di Portnoy’, è venuto a mancare nelle scorse ore per insufficienza cardiaca.

“Nato in New Jersey nel 1933 in una famiglia della piccola borghesia ebraica, Philip Roth ha esplorato a fondo proprio quella sua storia familiare, la dimensione ebraica incastonata nell’America contemporanea. Ne ha sviscerato vezzi e miti in un viaggio profondo reso possibile da un realismo senza compromessi insieme con un registro comico che nella produzione di Roth diventa anche chiave letteraria. Fino ai temi ‘difficili’ e a tratti crudi: il desiderio, le ipocrisie, veicolati da una originalità che rende il suo racconto unico” (ANSA).

Aveva smesso di scrivere nel 2010, appiccicando sul suo computer un post che dice: “La lotta con la scrittura è terminata”. Oggi, invece, è terminata la sua lotta con la vita, quella vita così ricca di impegno nei confronti di temi importanti come il sesso, la religione e la morale.

Più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, Roth ha usato spesso un alter ego – Nathan Zuckermnan – ed è stato uno dei pochissimi scrittori a ricevere l’onore di veder pubblicata in vita la sua opera completa dalla Library of America.

Tra i suoi maggiori romanzi ricordiamo, oltre a Pastorale americanaLamento di Portnoy (1969), La macchia umana (2000), Nemesi (il suo ultimo, nel 2010), Addio, Columbus e cinque racconti (1959). In Italia i suoi romanzi sono pubblicati da Einaudi.

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